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Belgio

Le organizzazioni ebraiche in Belgio prendono le distanze dal cosiddetto "rabbino" Moshe Friedman.

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Quattro organizzazioni ebraiche in Belgio hanno rilasciato questa settimana una dichiarazione congiunta in cui sottolineano che Moshe Friedman, una figura controversa di Anversa che si presenta come rabbino, "non rappresenta nessuna delle nostre organizzazioni", "non dirige alcuna sinagoga o comunità riconosciuta" e "non ricopre alcuna carica rabbinica riconosciuta all'interno della comunità ebraica ufficiale del Belgio"., scrive Yossi Lempkowicz.

L'Associazione ebraica europea (EJA), il Forum delle organizzazioni ebraiche (FJO), il Centro di informazione e documentazione ebraica (JID) e il Comitato di coordinamento delle organizzazioni ebraiche in Belgio (CCOJB) hanno dichiarato che "il fatto che si presenti regolarmente ai media come 'rabbino' o addirittura 'rabbino capo' non cambia questi fatti. Parla esclusivamente a nome proprio. Le sue dichiarazioni non devono in alcun caso essere presentate come espressione del punto di vista della 'comunità ebraica' o dei 'rabbini del Belgio'", si legge nella dichiarazione.

Friedman, attivista antisionista newyorkese residente ad Anversa, che ha partecipato a una conferenza a Teheran contro la negazione dell'Olocausto, ha presentato tre anni fa una denuncia contro le circoncisioni eseguite "senza autorizzazione legale". Ciò ha indotto la Procura di Anversa a richiedere il rinvio a giudizio di due mohel (chi pratica la circoncisione rituale) con l'accusa di "aggressione premeditata e lesioni a minori" e "esercizio abusivo della professione medica".

I leader ebrei belgi ed europei hanno risposto che perseguire mohel era "di natura antisemita, reminiscente degli sforzi compiuti in Europa contro le pratiche ebraiche prima della Seconda Guerra Mondiale". Considerano inoltre questa azione un attacco alla libertà religiosa in Europa.

Friedman è recentemente tornato alla ribalta per aver presentato una denuncia contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Secondo la sua versione, un dono proveniente dal settore diamantifero di Anversa sarebbe stato utilizzato per esercitare pressioni sull'inchiesta belga sulle circoncisioni rituali. Il dono in questione sarebbe un anello con 321 diamanti e 75 altre pietre preziose, offerto in occasione del 250° anniversario degli Stati Uniti.

L'ambasciatore statunitense in Belgio, Bill White, che ha criticato aspramente il processo contro i mohel, si è scagliato contro Friedman in una dichiarazione rilasciata il mese scorso. Secondo l'ambasciatore, Friedman "non è un rabbino, ma un impostore". "Non si tratta del fatto che Friedman abbia opinioni politiche diverse. Ognuno ha il diritto di criticare Israele o il Belgio", ha affermato White. "Il problema è che si presenta a giornalisti, politici e agenzie governative come una voce rabbinica o ebraica autorevole, sebbene nessuna istituzione ebraica riconosciuta gli abbia mai conferito tale mandato".

In Belgio, i rabbini sono normalmente riconosciuti dal Concistoro Ebraico Centrale, l'organismo ufficiale rappresentativo del culto religioso ebraico riconosciuto dal governo belga. Friedman non risulta iscritto a tale ente come rabbino.

Il Centro Rabbinico Europeo (RCE), con sede a Bruxelles, una delle principali organizzazioni rabbiniche europee che rappresenta oltre 800 rabbini e comunità ebraiche in tutto il continente, ha deciso di convocare "un Beth Din (Tribunale Rabbinico) indipendente e debitamente qualificato per esaminare, in conformità con l'Halacha (legge ebraica) e sulla base delle prove presentate, se la condotta del signor Friedman sia coerente con le responsabilità e gli standard che ci si aspetta da chi si presenta pubblicamente come rabbino".

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Collaboratore ospite - Opinione

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