Iran
L'orizzonte democratico dell'Iran: la svolta europea e il potere della terza opzione
L'Iran si trova in un momento decisivo, segnato dalla resistenza interna, dalla ricalibrazione internazionale e dalla crescente consapevolezza che gli approcci passati hanno fallito. Uno degli sviluppi recenti più significativi è la crescente richiesta in Europa di designare il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) come... organizzazione terroristicaUna mossa del genere non sarebbe solo simbolica; segnerebbe il punto di partenza di un cambiamento fondamentale nella politica dell'Unione Europea nei confronti dell'Iran, scrive Ali Bagheri, [residente dell'International Freedom of Speech Alliance (IFSA).
L'IRGC non è un corpo militare convenzionale. È il principale strumento di repressione del regime in patria e di destabilizzazione all'estero: supervisiona la repressione delle proteste, gestisce vaste reti di intelligence ed economiche e proietta la violenza attraverso agenti regionali. Stati Uniti, Canadae Australia hanno già designato l'IRGC come organizzazione terroristica. La pressione sta ora aumentando per Regno Unito per fare lo stesso, rafforzando il consenso internazionale sul fatto che la responsabilità, e non l'appeasement, sia ormai attesa da tempo.
Eppure gran parte del dibattito mediatico rimane strettamente incentrato su futuri speculativi, spesso incentrati sulla possibilità di un intervento militare statunitense. Tali scenari dominano i titoli dei giornali, ma offrono poca chiarezza su come potrebbe verificarsi una transizione duratura. L'azione militare, a parte il suo catastrofico costo umano, non fornisce una tabella di marcia credibile per smantellare un sistema teocratico profondamente radicato. Ancora più importante, gli stessi iraniani hanno chiarito che non accetteranno un cambiamento di facciata, come la sostituzione di una fazione o di una figura all'interno dello stesso regime con un'altra, o qualsiasi alternativa "fantoccio" imposta dall'esterno.
Ciò che manca costantemente in questo dibattito è il fattore centrale che plasma il vero futuro dell'Iran: la resistenza organizzata del popolo iraniano. Il cambiamento di politica che si sta verificando in Europa non è emerso dal nulla. È stato articolato, perfezionato e costantemente sostenuto dalla resistenza iraniana molto prima che diventasse politicamente conveniente. Per oltre due decenni, la resistenza ha avvertito che l'IRGC era la spina dorsale della repressione e che qualsiasi seria politica nei confronti dell'Iran doveva affrontarla direttamente.
In particolare, Maryam Rajavi, il presidente eletto della resistenza iraniana (CNRI), ha chiesto per anni la designazione dell'IRGC come entità terroristica. Solo negli ultimi 15 anni, ha sollevato questa richiesta in oltre 117 discorsi, esortando l'Europa ad abbandonare le illusioni sulla "moderazione" all'interno del regime. L'eventuale movimento europeo in questa direzione ha avuto un costo terribile: il sangue di migliaia di manifestanti iraniani che hanno pagato con la vita per aver rivendicato le libertà fondamentali. Questo prezzo elevato sottolinea una triste verità: l'azione ritardata della comunità internazionale si è tradotta in sofferenze prolungate all'interno dell'Iran.
Nonostante questa storia, un futuro democratico per l'Iran rimane realizzabile. La soluzione praticabile risiede in quella che la resistenza iraniana descrive come la "terza opzione": no alla guerra, no all'appeasement, ovvero un cambio di regime da parte del popolo iraniano stesso. Qualsiasi trasformazione duratura deve venire dall'interno, radicata nella volontà popolare e nella lotta civica organizzata. Le proteste nazionali degli ultimi anni hanno dimostrato non solo la profondità del rifiuto pubblico della teocrazia al potere, ma anche la resilienza, il coordinamento e il coraggio degli iraniani che affrontano una brutale repressione.
La crescente legittimità di questa alternativa sarà dimostrata con forza il 7 febbraio 2026, quando decine di migliaia di iraniani si riuniranno a Berlino per una grande radunoQuesta grande manifestazione ha un messaggio chiaro e unificato: gli iraniani rifiutano a larga maggioranza la dittatura in tutte le sue forme e chiedono una repubblica libera, democratica e laica.
Ciò di cui gli iraniani hanno bisogno oggi non è un intervento straniero, ma il riconoscimento internazionale della loro legittima lotta, in particolare della loro richiesta di smantellare l'IRGC, il più potente pilastro di controllo del regime. Designare l'IRGC come organizzazione terroristica è un passo concreto che indebolisce la macchina repressiva e allinea la politica internazionale alle aspirazioni del popolo iraniano.
In definitiva, gli iraniani non vogliono altro che una repubblica libera, democratica e laica. Come ha dichiarato Maryam Rajavi: "Proprio come un tempo il popolo iraniano chiedeva lo scioglimento della SAVAK dello Scià, ora insiste per lo scioglimento dell'IRGC. Rifiuta allo stesso modo la SAVAK, l'IRGC e il MOIS, e aspira a una repubblica democratica basata sulla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani". Il futuro dell'Iran non sarà deciso da capitali straniere o da espedienti militari, ma da un popolo determinato a riprendersi il proprio Paese e da un mondo finalmente disposto ad ascoltare.
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