Bosnia-Erzegovina
Asse Roma-Washington: il diplomatico italiano Zanardi Landi contribuirà a salvare la Bosnia
«La nomina del prossimo Alto Rappresentante per la Bosnia ed Erzegovina è una questione cruciale per l'Europa, e potrebbe essere un italiano a contribuire a portare la pace nel Paese balcanico dilaniato dalla guerra», scrive Alessandro Bertoldi.
Un processo già complesso si è trasformato in una prova geopolitica tra i principali attori occidentali nei Balcani. In vista della riunione decisiva del Consiglio per l'attuazione della pace (PIC) del 21 luglio, Italia e Stati Uniti sostengono con forza la candidatura del diplomatico italiano di lungo corso Antonio Zanardi Landi, mentre Francia, Germania e Regno Unito appoggiano il candidato francese René Troccaz. La mancanza di un accordo ha finora lasciato Louis Crishock a ricoprire la carica di Capo ad interim dell'Ufficio dell'Alto Rappresentante (OHR).
Al centro del dibattito si trova il ruolo futuro dell'OHR, istituito nell'ambito degli Accordi di Dayton come strumento temporaneo di supervisione internazionale, ma ancora dotato di poteri straordinari, tra cui l'autorità di annullare leggi, imporre regolamenti e destituire funzionari pubblici senza controllo giurisdizionale. Questi poteri anacronistici hanno finora sistematicamente svantaggiato le comunità serba e croata (cristiana), favorendo al contempo assetti istituzionali allineati agli interessi della comunità musulmana bosgnacca. Le decisioni prese negli ultimi anni dall'ex Alto Rappresentante Christian Schmidt hanno ulteriormente esacerbato le tensioni con i serbi.
In questo contesto, la candidatura di Zanardi Landi appare ben inserita in un processo di riforme graduali volte a restituire maggiore autorità alle istituzioni democraticamente elette. Il diplomatico italiano, che unisce un profilo professionale di alto livello a una vasta esperienza, è ampiamente considerato una figura più neutrale, una qualità cruciale per affrontare le profonde divisioni etniche interne alla Bosnia. A differenza di Troccaz, la cui candidatura è associata alla linea politica francese, Landi non porta lo stigma di posizioni percepite come eccessivamente filo-kosovare o filo-bosniache, un aspetto importante soprattutto in Serbia e nella Republika Srpska.
Un'altra fonte di notevole preoccupazione è la presenza in Bosnia di correnti islamiste, l'influenza iraniana e i legami ideologici con i Fratelli Musulmani. Durante la guerra in Bosnia (1992-1995), l'Iran fornì armi, istruttori del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche e supporto logistico ai musulmani bosniaci, nonostante l'embargo sulle armi imposto dalle Nazioni Unite, stringendo profondi legami con la leadership dell'ex presidente bosniaco Alija Izetbegović. In diverse occasioni, Izetbegović dichiarò e teorizzò che "non può esserci né pace né coesistenza tra la fede islamica e le istituzioni politiche e sociali non islamiche". Parlò frequentemente di un "potere islamico unificato", promuovendo con vigore l'islam politico. Nel dopoguerra, Teheran mantenne la sua presenza attraverso centri culturali, borse di studio e iniziative educative. La Fratellanza Musulmana ha esercitato un'influenza facilmente verificabile attraverso il movimento dei "Giovani Musulmani" sin dagli anni '1970 e successivamente attraverso i legami con il Partito d'Azione Democratica (SDA) di Izetbegović, la Comunità Islamica e diverse ONG.
Troccaz, che in precedenza ha ricoperto la carica di Console Generale di Francia a Gerusalemme, è stato duramente criticato per aver presumibilmente assunto posizioni filo-palestinesi e un atteggiamento ostile nei confronti di Israele. Secondo il quotidiano ufficiale dell'Autorità Palestinese, nel 2020 avrebbe espresso sostegno a richieste come il rilascio di tutti i prigionieri palestinesi, compresi quelli condannati per reati legati al terrorismo. Il Centro Simon Wiesenthal e Palestinian Media Watch lo hanno accusato di aver adottato posizioni che rischiano di legittimare il terrorismo, sebbene il Consolato francese abbia respinto tali accuse. La nomina di Troccaz, vista come una continuazione dell'approccio di Schmidt e percepita come ostile ai serbi – stretti alleati di Israele – rischierebbe di intensificare ulteriormente le tensioni interne senza contribuire a frenare l'influenza islamista esterna.
Al contrario, la nomina di Zanardi Landi, sostenuta da Italia e Stati Uniti, segnerebbe l'inizio di un graduale trasferimento di responsabilità alle istituzioni bosniache, riducendo la paralisi politica derivante dall'attuale utilizzo strumentale del quadro di Dayton e rafforzando al contempo il ruolo di Roma e Washington nella regione. L'Italia, in particolare, ha ogni ragione di sostenere con forza questa candidatura: per riaffermare il proprio ruolo di mediatore credibile e accettato da tutte le comunità etniche regionali, per contrastare l'influenza islamista alle porte dell'Europa e per consolidare la partnership con l'amministrazione statunitense.
Questo articolo di opinione di Alessandro Bertoldi è stato pubblicato domenica 19 luglio 2026 sul quotidiano romano Il Tempo.
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