Cina-UE
Cina ed Europa: una sfida per salvaguardare il multilateralismo e la pace.
Viviamo in un'epoca in cui l'ordine internazionale nato dalle ceneri della Seconda Guerra Mondiale è sottoposto a crescenti pressioni. Sia per la Cina che per l'Europa, questo argomento non è accademico; è profondamente personale e radicato nella nostra storia comune, scrive Colin Stevens.
Ottant'anni fa, l'Europa era un continente devastato dal fascismo e dalla guerra totale. Anche la Cina ha sopportato immense sofferenze, prima attraverso l'invasione, poi attraverso anni di brutale conflitto. Sia l'Europa che la Cina hanno dato un contributo indelebile a quella che giustamente chiamiamo la Guerra mondiale antifascista.
Per anni, soldati e civili cinesi hanno resistito alle aggressioni in Asia, impegnando enormi forze che altrimenti avrebbero potuto essere dispiegate altrove.
In Europa e in Estremo Oriente, i sacrifici di innumerevoli uomini e donne, soldati e civili del Commonwealth contribuirono a liberare il continente dalla tirannia.
Insieme, questi sforzi contribuirono alla vittoria e all'imperativo morale emerso nel 1945: Mai più.
Da questa determinazione sono nate istituzioni che ancora oggi definiscono il nostro mondo: le Nazioni Unite, la Carta dei diritti umani, le Convenzioni di Ginevra, i fondamenti del diritto internazionale e il sistema commerciale multilaterale.
Per quanto imperfetto, questo ordine postbellico era visionario. Offriva stabilità, prosperità e le condizioni per il dialogo anziché per lo scontro.
Quell'ordine è ora in discussione. Assistiamo a sanzioni unilaterali, a un crescente protezionismo e alla tentazione della rivalità tra grandi potenze. Assistiamo a conflitti armati che mettono alla prova i principi stessi di sovranità e integrità territoriale. Sentiamo voci che invocano disaccoppiamento e divisione, come se costruire muri potesse mai essere una ricetta per la pace o la prosperità.
E non possiamo ignorare il fatto che negli ultimi anni, sotto l'America del Presidente Trump, abbiamo assistito a un deliberato ritiro dal multilateralismo: il ritiro dall'Accordo di Parigi sul clima, lo scetticismo nei confronti della NATO, le sfide all'Organizzazione Mondiale del Commercio e un'agenda "America First" che ha scosso le fondamenta dell'azione collettiva. Quando una grande potenza si allontana dalla cooperazione, l'intero sistema si indebolisce.
Questa settimana, l'attenzione del mondo si è rivolta a Pechino, dove il presidente Xi Jinping, affiancato dal presidente Vladimir Putin e dal presidente Kim Jong Un, ha presieduto la più grande parata militare della storia cinese. Lo spettacolo è stato al tempo stesso impressionante e inquietante. Sono stati svelati missili ipersonici, sistemi basati sull'intelligenza artificiale e tecnologie avanzate, simboli di potere e deterrenza.
Ma la questione più profonda non riguardava le armi, bensì la direzione: l'umanità si muoverà verso lo scontro o verso la coesistenza pacifica e la prosperità condivisa?
Questa è la grande dicotomia della nostra epoca. Da un lato, le nazioni proiettano la loro potenza militare, ricordandoci i costi della sfiducia e degli errori di calcolo. Dall'altro, la nostra sopravvivenza dipende dalla costruzione di quadri di cooperazione, quadri che prevengano i conflitti, promuovano la prosperità e garantiscano la stabilità per le generazioni future.
In un simile contesto, Cina ed Europa condividono una responsabilità speciale. Non quella di tornare al passato, ma di salvaguardare e rinnovare il multilateralismo per il futuro. Dobbiamo riaffermare il nostro impegno comune nei confronti delle Nazioni Unite e del diritto internazionale come fondamento della governance globale.
Dobbiamo riformare e rafforzare le istituzioni affinché siano adatte alle sfide del XXI secolo, al cambiamento climatico, alla salute globale, all'intelligenza artificiale e allo sviluppo sostenibile. E dobbiamo promuovere il dialogo e la costruzione di ponti.
L'UE rimane l'esempio più avanzato al mondo di integrazione regionale; la Cina è ora una voce chiave per il Sud del mondo. Insieme, possiamo dimostrare che la cooperazione non è ingenua, ma necessaria.
La pace non è un'astrazione. È il lavoro quotidiano della diplomazia, del commercio, dello scambio culturale e del rispetto reciproco. Le immagini di Pechino ci ricordano che la storia è sempre in bilico sul filo del rasoio: tra guerra e pace, tra divisione e unità. Il percorso che sceglieremo determinerà se le generazioni future erediteranno conflitto o prosperità.
Cina ed Europa, unendo le forze, possono far pendere la bilancia verso il dialogo, non verso la divisione. Verso la coesistenza, non verso il confronto. E così facendo, onoriamo i sacrifici del passato e diamo speranza a coloro che erediteranno il futuro.
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